QUANDO A ROMA CALA LA NEBBIA

 Da qualche anno a questa parte accade a Roma un fenomeno inspiegabile. In certe notti nebbiose, ragazze fuori dagli schemi, escono in strada accompagnandosi ad animali di pezza. Esatto, animali finti, peluche o veri e propri animali di stoffa coi quali le ragazze interagiscono, parlano, si confidano. Ovviamente tutto ciò ha dato il via a una ridda di teorie su questa singolare tendenza, da parte dei soliti noti, che pur di avere quattro soldi di visibilità trovano sempre una risposta a tutto. Ne cito alcune:

-        Si tratta di ragazze fragili che approfittano della notte e della nebbia per far quello che di giorno, alla luce del sole, non farebbero mai. La nebbia dunque come metafora di incertezza e di mistero; come simbologia di sogno, desiderio e sfida; infine come fattore di isolamento, intimità, protezione;

-        Rimanendo in tema di fragilità, alcuni sostengono che gli animali, benchè finti, rappresentino per certe ragazze dei guardiani o dei compagni protettivi. Inoltre, secondo una certa simbologia (le opinioni si possono criticare, le simbologie no, da qui il ricorso sempre più frequente alle simbologie), gli animali rappresentano diverse qualità o aspetti della personalità delle donne, come la libertà, l'indipendenza o la saggezza;

-        Un classico esempio di evasione dalla realtà quotidiana, dicono altri, in cui la percezione del mondo di questi soggetti “instabili”, viene esaltata da elementi fantastici;

-        Per quelli che invece dietro ogni azione vedono sempre un messaggio sottostante, potrebbe trattarsi di un qualcosa di più profondo (usano il condizionale mostrando un’umiltà di giudizio che apparirebbe posticcia persino agli animali di stoffa) sul ruolo delle donne nella società e su come vengono percepite, con la nebbia che agisce come velo tra la loro reale essenza e come il mondo le vede (non vi viene voglia di alzarvi ed applaudire?);

-        E infine gli amanti del “filosofeggiar cortese” (ci tengono ad arrivare per ultimi così il loro giudizio rimane impresso nella memoria collettiva più a lungo), i quali sostengono che queste figure eteree rappresentano la dualità della natura umana, mescolando forza e vulnerabilità, realtà e immaginazione;

Io invece, che mi innamoro solo dei racconti visivi e delle storie non dette, invito l'osservatore a non pensare a nulla ma a farsi trasportare dalle emozioni, nel caso questi scatti dovessero suscitargliele. Perché un reportage, di fantasia o meno, è pur sempre un reportage. Buona visione

 

 

FLUSSO DI LAVORO E TECNICHE UTILIZZATE

 

Le immagini sono state generate in formato quadrato con Stable Diffusion, portate a 16/9 con Adobe Firefly inserendo prompt che ne mantenessero la coerenza e poi ancora Firefly per il riempimento generativo laddove sentissi la necessità di nuovi elementi (per esempio la statua bronzea dell’Imperatore Adriano e i ragazzi di sfondo sul ponte nell’immagine della ragazza a passeggio con l’ippopotamo).  Ho usato prevalentemente  Lama Cleaner per la rimozione di oggetti e altri semplici programmi di ritaglio immagine e poi un upscaling classico con Leonardo AI per aumentare la risoluzione senza alterare l’immagine (la “plastificazione” è uno dei grandi problemi dei programmi di upscaling basati sull’AI) e senza aggiungere artefatti.

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